venerdì 10 febbraio 2017

Sanremo 2017. Clementino a rischio non ci sta e canta lo stesso la sua cover

Clementino ha portato a Sanremo 2017 una canzone intensa, “Ragazzi Fuori” e affronta il tema del disagio sociale delle nuove generazioni, ma anche di chi è vicino a chi sta male e dedica la vita e l’anima a chi soffre. “E’ un brano autobiografico” racconta Clementino “perché anch’io in passato sono stato un ragazzo fuori, ma non per le droghe o abusi vari. Anche solo per il fatto di non saper gestire la fama e tante cose del genere”.

La sua canzone, anche se è stata accolta molto successo sul web con tante condivisioni e like, non ha convinto il pubblico dell’Ariston che ha votato negativamente il suo brano e lo ha fatto così finire tra i cantanti a rischio eliminazione.

Clementino così non ha potuto cantare la sua cover che era “Svalutation” di Adriano Celentano e si è dimostrato molto deluso. Ai giornalisti ha detto: “Non è che ho perso ai rigori, manco me l’avete fatto tirare sto calcio di rigore. La cover è molto bella, più bella di Don Raffaé secondo me. Sapete che cosa vi dico? Ve la faccio qua”.

La cover di Clementino al Palafiori

E Clementino è incontenibile: sale sui tavoli dei giornalisti della sala stampa, canta, recita pezzi del Cyrano De Bergerac, va a cappella, canta sulla base dal cellulare, la imita in playback.

“Quest’anno non ho fatto né più né meno dell’anno scorso – conclude Clementino – Sono me stesso e utilizzerò la lingua napoletana per sempre, perché sono io”.

Il testo di “Ragazzi Fuori” di Clementino

Resto fino a quando sorriderai, tra le luci del mattino e poi
Questa non è l’aria che respirerai, ricordi quando eravamo noi
Resto fino a quando sorriderai, non ti sveglio in questo sogno
Scriverò sui muri della mia città, storie di ragazzi fuori

Finalmente stai dormendo
E via i pensieri in una stanza e non arriva il vento
Ricordo i passi, i calcinacci e tutto in quel momento
I primi viaggi da ragazzi e quanto eri contento
Non bastano risate qua per stare più sereno
Se questa vita ti ha servito pane col veleno

Una giornata normale, buttato in un locale
Quando tutto sembra uguale, giochi a carte con il male
E con due piedi dentro beh ci sono stato anch’io
Quando raschiavo il fondo inginocchiato a un falso Dio
Tu ca me parl cu l’uocchie e veco a faccia e papà
Ferite ngopp ginocchia scugnizzi dint a sta città

Resto fino a quando sorriderai, tra le luci del mattino e poi
Questa non è l’aria che respirerai, ricordi quando eravamo noi

Resto fino a quando sorriderai, non ti sveglio in questo sogno
Scriverò sui muri della mia città, storie di ragazzi fuori

È passato un altro inverno ragazzi fuori

Sotto il cielo e le rovine di palazzi e cori
Aspetto il treno delle tre qui dalla ferrovia
Mi dici «come stai», ti dico «come vuoi che stia»
Tutto si aggiusta via,

Ancora attendo, non comprendo questa giusta via
Per quanto tosta sia, non stare più in balia
È questo schifo che ha rubato tutta l’energia
Di questa vita mia
Siamo ragazzi soli perdonateci signori
Di queste intrusioni, ma quali illusioni

Nuovi messaggi, nuove generazioni nell’era delle menzogne e del buio
Siamo ragazzi fuori
Resto fino a quando sorriderai, tra le luci del mattino e poi
Questa non è l’aria che respirerai, ricordi quando eravamo noi
Resto fino a quando sorriderai, non ti sveglio in questo sogno

Scriverò sui muri della mia città, storie di ragazzi fuori
Storie di ragazzi fuori
Le mie storie di ragazzi fuori
Storie di ragazzi fuori
Eravamo noi, dove eravamo noi
Storie di ragazzi fuori

Resto fino a quando sorriderai, tra le luci del mattino e poi
Questa non è l’aria che respirerai, ricordi quando eravamo noi
Resto fino a quando sorriderai, non ti sveglio in questo sogno
Scriverò sui muri della mia città, storie di ragazzi fuori

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